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Full text of "Sulla protesta pel caso di Ferrara [di Massimo D’Azeglio]"

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SULLA PROTESTA 



PEL CASO 



DI FERRARA 




B A S T l A 



LA. PROTESTA 

PEI GASI DI FERRARA 



l supplemento del Diario di B.oma di Marte- 
di ( 10 Agosto) pubblicava la protesta dell' Emi- 
ncntissimo Ciacchi Legato di Ferrara contro la 
risoluzione annunciata dal Tenente Maresciallo Con* 
te d' Auersperg Comandante la fortezza di fai* 
circolare le pattuglie austriache per le strade della 
Città. Il Governo di PIO IX convalidando ed ap- 
provando questa protesta, ha nobilmente adempiuto 
a suoi doveri; Egli merita onore e gratitudine noni 
solo per parte de Sudditi Pontifici ma per quella 
i tutti gì Italiani , per avere espressa con degna 
e severa parola quella protesta che sorgeva da tut- 
ti i cuori, suonava su tutte le lingue all' annunzia 
d ? un attentato inesplicabile e da stimarsi impossi- 
bile nello stato presente delle relazioni internazio- 
nali della civile Europa. 

Bello veramente ed augusto spettacolo , è veder 
la forza vinta dal diritto; l'armi della violenza 
infrante dalla placida ed ardita parola che PIO 
IX ha saputo rendere onnipotente e terribile a 
forza di giustizia, di clemenza, e d* amore; paro- 
la atta oramai ad operare il nuovo prodigio dì 
apporre un principio al cannone^ e vincerlo, e ri* 
durlo inutile islrumento. 

Altro non men degno spettacolo ci è stato offerto; 
veder un intero popolo nel quale scorreva un fre- 
mito di giusta indegnaaùoae, volgere concorda h 



sguardo al gran Pontefice, leggere sul suo ciglio 
sereno e sicuro il desiderio che fosse posto un fre- 
no allo^ sdegno, la promessa eh* egli saprebbe es- 
ser pari all'alto suo incarico, allo splendido uffi- 
cio che gì' imponeva Iddio , facendolo arbitro e 
restauratore delle nostre sorti ; veder questo popo- 
lo ridursi in calma , apprendere la difficile sapien- 
za del temperarsi, e, donare V ingiuria sofferta a 
quell'Uomo di Dio che s'è comprata la fiducia 
di tutti col senno e coiraltezza de'pensieri, che s' è 
comprato l'amore colla clemenza e col beneficio. 

Roma ha goduto di questi rari e divini spetta- 
coli, che presentano al mondo il nuovo esempio 
d'un dominio esercitato con paterno amore, e con 
amore eguale accettato, d'un impero al quale si 
sottomettono spontanee le volontà, che dirige, dis- 
pone e comanda alle moltitudini colla semplice 
manifestazione non d' un volere ma d' un deside- 
rio, senza incuter terrori, senza impiegar minaccie, 
senza usar violenze o gastighi. 

Un'unione fra popolo e principe stretta da tali 
vincoli, dovrebbe torre di speranza chi nutre desi- 
derio e s' ingegna con ogni arte di distruggerla o 
àlmen di turbarla. 

Eppure questa speranza indomata de' tristi, a ri- 
petute prove sfida le maledizioni degli uomini 
onesti, il disprezzo degli assennati, l'abominio de' 
leali e generosi , e sembra si rifiuti d' uscir dal 
campo, e rinunciare alle sue dementi e vergogno- 
se battaglie. 

Ove si nasconda la tenebrosa officina che le fo- 
menta, non sta scritto negli atti di nessun -proces- 
so (almeno sin ora ), non si trova per mezzo di 
nessun documento, non risulta dalla Sentenza di 
nessun Tribunale; ma lo tengano a mente quelli 
cui imporla, v' è al mondo un tribunale che nes- 
sun crollo di fortuna, o d' umana violenza ha 
potuto abbatter giammai; che nessuna frode nessun 



5 



arte ha mai potuto ingannare^ che non ha mai trema- 
to innanzi a potestà veruna, v'è in ogni uomo la co- 
scienza, e tutte le coscienze riunite insieme formano 
la coscienza pubblica, e questo è il tribunale che 
lentamente, ma sicuramente altrettanto, segue alle 
traccio i colpevoli, li scuopre, li smaschera , li 
giudica e li gastiga, senza appello, senza miseri- 
cordia, e senza che trovino scampo o difesa. E 
questo giudicio si chiama il giudicio di Dio, per- 
chè eseguisce nella vita persente ciò che farà Iddio 
nella vita avvenire. 

Lo tengano a mente quelli cui importa. 

Questo Tribunale tremendo ha notati i fatti di 
Parma, di Lucca, di Ferrara, di Roma, di Sie- 
na; gli ha confrontati; ha udite le accuse, le ha 
poste nella sua bilancia, ne ha conosciuto la sostan- 
za ed il peso, ha udito i testimoni , le discolpe, 
i gravami, s'è dichiarato competente ed informa- 
to, ed ha data la sua sentenza. Manca ora sol- 
tanto che sia resa pubblica e che sia esegui- 
ta , manca P adempimento del giudicio di Dio. 
L' aspettino pur gli uni con desiderio e speranza, 
Paspettinopur gli altri con profondo, e mal 'celato 
terrore; verrà in quell* ora che fu da Dio stabili- 
ta , e non potranno né i terrori né le speranze ri- 
tardarlo d 7 un istante. Lo tengano a mente quelli 
cui importa. , 

E noi che speriamo nella eterna giustizia , che 
stiamo raccolti setto il gran manto àeìV Uom di 
Dio, aspettiamolo sicuri e riverenti, confidando in 
esso, nella nostra causa, e nella certezza d' essere 
in quella via cui non fallisce giammai un. santo e 
glorioso fine. 

Ma avendo io disegnato parlar del presente, 
m'accorgo invece che mio malgrado la penna 
m'ha trascinato nelle regioni dell'avvenire, e ri- 
torno al fatto di Ferrara, 



6 

La pretensione del Comandante della fortezza è 
la più grave che possa occorrere fra due Stati che 
non siauo in guerra tra loro, è lo stesso che voler 
dividere V esercizio della Sovranità, è talmente 
strana ed inaudita che presuppone cagioni inaudite 
e strane egualmente, che l'abbiano provocata. Ve- 
diamo quali sieno state. Il Capitano Conte Ian- 
covich, nel ritornarsene in fortezza la sera, incon- 
tra un uomo, due uomini, poi gente; v' e chi ha 
un fucile, chi una sciabola; ode grida libera- 
lesche, grida di Viva PIO IX 7 di Viva Italia, e 
gli vieti impedito il cammino. Ma è egli stato 
manomesso, toccato, insultato? No. S'egli invece 
di retrocedere seguiva la sua via, sarebbe stato of- 
feso? Non par probabile; poiché se vi fossero state 
tali intenzioni , v* era tutto V agio d' eseguirle nel 
tempo ch'egli tentava il passo, e poi se ne ri- 
tornava solo verso la caserma. Le grida libera* 
[esche è espressione troppo indefinita perchè possa 
fondarvisi un ragionamento. Le grida di viva PIO 
IX di viva 1' Italia sono le grida degli Italiani, e 
de' sudditi del Pontefice e sarebbe più da maravi- 
gliarsi ; se avessero gridato viva 1' Austria, viva 
Ferdinando I. V è di più. Io son ben lungi 
dal porre in dubbio la veracità del Capitano lau- 
covich ma ad ogni uomo può accadere di giudicare 
un fatto in un momento di preocupazioue, che gli 
tolga di conoscerne la reale essenza e la gravità ; 
poi ad ogni modo egli si presenterebbe in questa 
occasione accusatore e testimonio al tempo stesso, 
Qual tribunale al Mondo potrebbe trovare un de- 
litto, trovar le basi in questo fatto per pronunzia- 
re una condanna, o soltanto per istituire un pro- 
cesso? Ma poniamo fosse anco stato manomesso 
l'Ufficiale Austriaco, fosse stato ucciso; sarebbe 
un delitto; darebbe occasione ad un giudicio a uà 
castigo; darebbe occasione da Stato a Slato , di 
domandar riparazioni , soddisfazioni come si vede 



accadere, e si legge tutto giorno nelle relazioni de' 
giornali. Darebbe motivo dalla parte del governo 
sotto il quale è accaduta V offesa, di dare quegli 
ordini, prendere quelle risoluzioni che riparassero 
l'accaduto, e l'impedissero di rinnovarsi (e 
V Eminenlissimo Ciacchi proferse com' era dove- 
re , di dar queste giuste e ragionevoli disposizioni ) 
ma non mai darebbe ragione ad un governo 
estero di volere esercitare una porzione di Sovra- 
nità,, di volere intervenire in casa altrui con alti 
riserbati al solo Sovrano. 

Per r onore del gabinetto di Vienna si deve 
credere che questo caso sia da attribuirsi al Gene- 
rale Radetzkì,' al quale come a soldato d' un' altra 
età può comportarsi una fede troppo assoluta nel 
cannone , fede che darebbe qualche meraviglia se 
la professassero uomini delT età présente. Ma da 
un altro canto i fatti di Gallizia e di Cracovia in 
una simile occasione corrono alla memoria di lut- 
ti. Vogliam dire che la favola del Lupo e dell' À- 
gnello abbia continuamente a tradursi in atti, ed 
essere V espressione stabile della politica dell' Eu- 
ropa orientale? 

Non so se al tempo presente la cosa sia prati- 
cabile impunemente, e da potersi ridurre a sistema. 

Comunque sia, lultociò mostra agli Stati Italia- 
ni qual è il pericolo che li minaccia, ed insegna 
loro il modo onde difendersene : ed il modo, e la 
massima del divide et impera , presa ne' suoi con- 
trari i. 

Il fatto di Ferrara minaccia direttamente Y in- 
violabilità de' nostri Principi. V è stato chi ha 
detto, forse per dargli colore o motivo, che po- 
tessero esservi patti segreti conclusi fra il gabinetto 
di Vienna, ed un ministro del defunto Pontefice , 
in virtù del qual patto fosse conceduto ai tedeschi 
di far paltuglia in Ferrara. 



8 

Non posso credere che il fatto sia vero ; che 
sarebbe assai più strano del presente, sarebbe l'ul- 
tima delle vergogne. Un ministro, un governo, un 
principe può in certi casi cedere una provincia, o 
una città; o costretto dalla necessità per salvare il 
rimanente del suo stato, o per cambii o baratti , 
che suppongono un compenso, una giustizia nella 
distribuzione de' profitti come degli oneri del trat- 
tato. Ma concedere ad un' altro governo, o ad un 
altro principe una porzione , ed un esercizio della 
propria autorità sui suddita suoi , ciò sarebbe spo- 
gliarsi del deposito inviolabile della Sovranità, sa- 
rebbe alto tradimento contro la propria corona, 
sarebbe 1' atto più vergognoso che potesse mac- 
chiare la bandiera d' un popolo, o la fronte d' un 
Principe: se quest'atto venisse compiuto sarebbe 
irrito e nullo di sua natura, perchè la Sovranità è 
di sua natura , e per consenso generale del diritto 
delle genti riconosciuto dalle nazioni civili una ed 
indivisibile* 

Ma neppur dobbiamo arrestarci a questa turpe 
supposizione. Il pericolo degli Stati Italiani è dun- 
que evidente oramai , ed evidente del pari la via 
per la quale lo potranno evitare. Consideriamo la 
situazione presente, vediamo com'è realmente e la- 
sciamo le circumlocuzioni e le reticenze, che nulla 
v' è di più puerile ed inutile oggidì. 

1/ indipendenza degli Stati minori a fronte de* 
più potenti è ordinariamente difesa, da trattati esi- 
stenti determinatamente, ed in modo più generale, 
(ma che non dovrebbe esser meno potente) dal sen- 
so di giustizia, di rispetto ai diritti comuni, di 
morale, d'equità che è dominante nella civiltà cri- 
sliana. 

Ciò essendo e facendone I* applicazione alla 
relativa posizione dell' Austria e degli Stati Italiani, 
questi dovrebbero dunque tenersi sicuri da ogni a- 
buso di forza per parte sua in virtù de' trattati, 



9 

e de' princìpi di giustizia, di morale, del diritto 
dellegenti, che dovrebbero dirigere gli atti di qual- 
sivoglia governo. 

Ma di qual difesa servano i trattati coli 1 Austria 
ce lo insegna Cracovia, 

Di qual difesa servano la giustizia, la morale, i 
diritti delie genti e di natura, ce l'insegna la Ga- 
lizia. 

La prova è fatta, e gli Stati minori sanno ora 
qual fiducia debbano riporre nelle dette difese. 

Credo dunque che il loro pericolo sia dimostrato 
sino all' evidenza. 

Che sia continuo studio dell' Austria trovar mo- 
do e occasione d'allargarsi in Italia, per quella 
vecchia e deplorabile polìtica d' usurpazione e d'in- 
vasione ora violenta ora coperta coli' arte , che fu 
seguita da tutti gli Stati ab antico e della quale il 
gabinetto di Vienna ha il tristo vanto di mostrarsi 
uno degli ultimi campioni, fiuo a un certo punto 
s'intende, lo vedono tutti, e tutti lo sanno. 

Ma ora v' è di più. Le dimostrazioni , le opera- 
zioni dell' esercito e della diplomazia Austriaca' in 
Italia, che parimenti tutti vedono e tutti sanno, 
sono dirette non tanto ad occupare una porzione di 
territòrio, ma- ad occupare i diritti della Sovrauità 
negli Stati indipendenti. 

Perchè questi moti di eserciti, quesf agitazioue 
nei consigli dell' Austria? Questo sdegno, queste 
minaccie, queste offese , queste provocazioni? Non 
certo perchè ella creda che PIO IX, che la Tosca- 
na, il Piemonte vogliano muoverle guerra , voglia- 
no spogliarla di un solopalmo del suolo che occu- 
pa. Essa lo sa come lo sappism noi , cerne lo sa 
P Europa , che ciò non può accadere. 

Che cosa adunque pretende? Ecco quel che pre- 
tende. Pretende che il Pontefice non usi del diritto 
di governare il suo stalo , come crede più giusto e 
più vantaggioso , che non possa riformar le istitu- 



40 

atìotii , le leggi , i coslumi ; ridurre in concordia i 
suoi popoli; renderli virtuosi, colti, ricchi, poten- 
ti e felici. TE ciò che dico di PIO IX si dica d'ogni 
altro Stato Italiano che tenda a nuovi ordini di 
giustizia e di pace. E ciò perchè ? Perchè la par- 
te Tedesca d' Italia verrebbe cosi ad invidiare la 
parte Italiana, a trovarsi mal soddisfatta, e potreb- 
be forse accadere che nascessero resistenze e ioni ori. 

Traduciamo la cosa in termini chiari e precisi: 
nessuno Stato Italiano potrà dunque mai cercare di 
migliorare le sue condizioni , per non turbare il 
sonno della Polizia , della Gerarchia viennese. 

Certo la tesi è ragionevole, e degna di chi l'ha 
posta , e la sostiene. 

E se ad uno Stato Italiano, volendo adempiere 
ai suoi doveri come governo, accade di turbare 
quel sonno, ei si trova esposto a minacce, provoca- 
zioni, insulti, macchinazioni , moti di eserciti, in- 
vasioni di territorio e di diritti. 

E siamo nel 1847? E V Europa si vanta della 
sua civiltà? 

Sospendiamo però il nostro giudizio e vediamo 
prima i suoi alti. 

Ma ciò non basta ancora , anzi non è nulla. 
L' Austria abusa come tutti vedono della sua for- 
za; 11 suo partito si agitarsi commove; desta ro- 
lli ori , disordini , disgusti , sospetti; incita i popoli 
con ogni sorta di provocazioni. L' Austria con un 
miserabile pretesto occupa Ferrara, e sa benissimo 
che le circostanti popolazioni fremono, sono in fer- 
mento per quest' insulto: sa che le frena soltanto la 
riverenza, ed il profondo amore che portano ai 
Pontefice, l'intera fiducia che in esso ripongono, 
ed il pensiero del bene di tutti ; ma che 1' oltrag- 
gio potrebbe in animi ardenti e generosi fare ob- 
bliare un momento cotali rispetti, far perdere di 
vista la gran causa dell' intera Nazione, il rispetto 
ol Pontefice, e generar moti, frutto soliamo di 
prelibate perfidie. 



u 

11 Governo Pontificio protesta innanzi a Dio ed 
agli uomini contro quest- atto pieno egualmente di 
\iolenza e di frode, ed ecco la diplomazia e del- 
l' Austria e di chi le è amico, opporsi, cercar 
in ogni modo d' impedir questa protesta, di soffo- 
carla, di togliere che si sparga, e venga ripetuta, 
commentata; di gettarvi sopra per quanto è possi- 
bile la pietra del silenzio e delP obblio. 

Dunque si vuole conculcare i diritti più santi , 
togliere ad un principe ad un popolo amico il suo. 
Non basta. Si vuole che non si difenda , e s'è di 
lunga mano pensato a togliergliene il modo. Non 
basta. Non si vuol neppure eh' egli alzi la voce, 
eh' egli denuncii al mondo questa inaudita violen- 
za. Non si vuol neppure che se ne lagni; si vuole 
opprimerlo, manometterlo, dopo averlo spogliato 
d'ogni difesa, e si vuole che neppur ne muova 
querela ! 

Nella società umana vi sono tali che spogliano 
T inerme ed il debole e gli tengono un panno 
sulla bocca, od un pugnale alla gola onde non 
gridi. E vero. Non venne in mente a me che ora 
fo tante meraviglie dell' . accaduto: non avvertiva 
che il fatto non è ne raro né uuovo. 

Comunque sia, il Legato, il popolo di Ferrara 
hanno ben meritato del Principe e della patria co- 
mune. 11 primo colla ferma e dignitosa protesta f 
il secondo colla più rara e difficile delle virtù , 
quella di saper sagrificare se stesso e un giusto senso 
d* orgoglio al bene di lutti. Rendiamo grazie tutti 
al Popolo di Ferrara , sappia che egli s' è posto 
in alto luogo nella stima degli uomini, e de' suoi 
fratelli Italiani, Niuno s' inganna o prende lo scam- 
bio circa i motivi della sua moderazione , che avrà 
certamente imitatori, lo speriamo, e ne preghiamo 
le Romagne per quella patria che è il nostro solo 
pensiero. 



42 

Tutti sanno che il più nobile il più difficile 
degli eroismi è sopportar l'oltraggiò per la sal- 
vezza della patria comune, come sarebbe l' u 
abbietta delle viltà il sopportarlo per timor della 
morte. 

La via onorata, degna, sicura d' opporsi alla 
forza brutale che calpesta la fede de' trattati, e 
tutte le leggi che vincolano insieme gli uomini ce 
l'ha insegnata PIO IX, rimettiamoci nella sua sa- 
pienza nel suo amore per noi nel suo cuore Italia- 
no, ce P ha insegnata il suo ministro, che ha reso 
il suo nome chiaro, e benedetto da tutti, coli' atto 
onorato della protesta. Onore al Cardinal Ferretti, 
il quale dopo tante prove date d' alto e generoso 
sentire, di saldo ed imperterrito cuore come tutti 
hanno nella sua casa, ha dato ora questo tanto 
più importante e luminoso saggio della sua virtù. 
Egli s' è fatto maestro d' ogni altro ministro Ita- 
liano, come PIO IX lo è d'ogni altro Principe. 
Degni veramente V uno dell' altro , e di star con- 
cordi ed uniti al governo del gran naviglio. Gì' Ita- 
liani tutti tengono gli occhi rivolti verso i loro go- 
verni, e sperano che il nobile esempio sarà segui- 
to. GÌ' Italiani nei quali è cosi grande il senso del 
pratico e del vero, sanno benissimo che non si 
può mettere in guerra 1' intera Europa per cagion 
loro. Dacché Iddio e le loro sventure, e purtroppo 
i loro errori hanno posto parte del loro suolo in 
mani straniere, conoscono che la gran giustizia del- 
la restituzione , non può essere eseguita se non da 
una concorrenza di fatti che gli uomini possono 
preparare, e desiderare, ma che i tempi le circo- 
stanze, o meglio Iddio solo, può condurre e ren- 
dere reale ed efficace. Essi non domandano ciò che 
è occupato da altri, ma domandano che quella por- 
zione d'Italia che venne loro lasciala , sia loro 
veramente, e non divisa cogli stranieri, domandano 
sì Principi che serbino intatte ed inviolate le lóro 



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corone, ed offrono 1* avere, le forze, e la vita per 
tutelarle, e tutelare con esse V onore , l'esistenza, 
T indipendenza di tutti. Gì' Italiani si sono tesa la 
destra tra loro: gli odii , le inimicizie, le repul- 
sioni sono cancellate da popolo a popolo, da pro- 
vincia a provincia, da individuo ad individuo , noi 
non abbiamo che una sola mente un solo cuore, 
un solo ed ardente amore per quella patria che è 
madre al potente come al debole , al ricco come 
al povero, al principe come al soggetto. Si ten- 
dano egualmente la mano i principi tra loro, spen- 
gan, le gelosie, i sospetti, le repulsioni, pensino che 
le loro destre unite sono forti, le 'congiungano, 
non ad offesa ma a difesa^ di loro, dei loro dirit- 
ti , de' loro popoli, della comune dignità; si girino 
intorno lo sguardo e conoscano una volta quanti 
cuori, quanti desiderii , quante volontà, quante 
braccia stiano per loro. 

Rade volte , e forse una sola , s' è veduta questa 
santa Lega in Italia. La strinse l'alta mente di 
Lorenzo de Medici nel secolo XV che seppe unire 
insieme le forze di Napoli, Toscana, e Milano, e 
finche durava la lega, finche Egli visse l'Italia 
rimase indipendente e di propria' ragione. Sciolta 
la lega , come un argine che si rompe, rovinava 
dall'Alpi il torrente ad allagar la penisola. Carlo 
Vili calava in Italia, e la correva, insino all'estre- 
mo, senza contrasto. V è in Italia oggidì un'al- 
tra mente, non minore a quella di Lorenzo, e 
posta in più alto seggio , voglia Iddio che rin- 
novi, il grande e generoso pensiero. Qual cosa pi iV 
santa dell' unione di principi eguali , di popoli 
fratelli ? Qual cosa piò utile, più nobile, più ge- 
nerosa della tutela de' diritti delle corone, dell' in- 
dipendenza della nazione? Qual mezzo più giusto 
più incolpabile e leale, che una lega stretta a sola 
difesa? Qnal politica più sapiente che 1' opporsi 
all' arte vecchia del divide et impery colla concor- 



u 

dia, colla stretta unione di Stati minori, e liberarsi 
cosi dalla prepotenza , dalla preponderanza d' uno 
Stato maggiore; togliersi all'onta di non esser prin- 
cipi liberi e indipendenti ma in certo modo go- 
vernatori o viceré ? 

Se Roma, e Firenze, e Torino, e Napoli ( a 
questa nobile parte d' Italia tendiamo con caldo 
amore, e desiderio la mano, e ci confortiam pure 
non venir ributtati) si stringano insieme, pongano 
le comuni forze a tutela comune, se si fermi tra 
loro che 1' offesa dell' uno sia offesa di tutti , quale 
sarà in Europa il popolo libero > o servo, il prin- 
cipe, il consiglio, l'uomo di Stalo che non dica 
esser questo il nobile esercizio d'un incontrastabile 
diritto? Ove quest'unione sia salda e reale quale 
sarà la forza che la possa manomettere quale la 
potenza che la possa sforzare? Ove pur fosse pos- 
sibile, ove si tentasse, quale scoppio d'indignazio- 
ne non si udrebbe in tutta la civiltà cristiana, che 
si leverebbe sdegnata , vedendosi minacciata nella 
propria esistenza? Se un gabinetto volesse attraver- 
sare o contrastare un fatto stabilito cosi evidente- 
mente sulla giustizia, un fatto che è l'espressione 
del diritto più santo de' principi e de' popoli, non 
cadrebbe forse infranto e calpestato sotto il passo 
della sua nazione che si scaglierebbe ad impedir 
tanto scandalo, a difendere i diritti, resistenza pro- 
pria , ne' diritti e nell' esistenza d' una nazione 
sorella? 

E finalmente se la civiltà cristiana udisse la voce 
di PIO IX sorgere austera , e proclamare al co- 
spetto di tutti eh' egli soffre violenza , che gli vien 
fatta ingiuria, sarebbero i suoi nemici sicuri tanto 
nella loro potenza? 

Io non so vedere quale ostacolo, qual motivo, 
o ragione o pretesto appena plausibile si possa op- 
porre a questa che sarebbe veramente santa allean- 
za de' Principi Italiani perchè santo il suo Capo, 



e tale riconosciuto dai Cattolici non solo ma da 
dissidenti , dai mussulmani, perchè santi i suoi mez- 
zi posti nel consenso, nella volontà libera dell'in- 
tera nazione , santo il suo scopo perchè fisso nel 
difendersi non nell' offendere , fisso a mantenere in- 
violato il più grande il più benefico , il più in- 
contrastato de' principii. 

Io non so persuadermi che questa lega non stia 
nella mente e nel cuore de' nostri principi ; sento 
un' invincibile persuasione eh' essa sta sul punto di 
verificarsi. 

Ma perchè non è essa già un fatto adempiuto? 
perchè tanto se ne ritarda e differisce 1' adempi- 
mento? Non ai principi, si deve attribuire questa 
dilazione ma a quel partito, che da treni/ anni 
jjerpe fra le moltitudini, occupa i consigli de' tro- 
ni. Che da treni' anni pesa come un incubo sul 
petto della povera Italia , e le toglie vigore di scuo- 
terlo, liberarsi e risorgere. Che da trent' anni attrae 
versa e contrasta lutto ciò che poteva ricondurre 
V ordine, la pace, la concordia, la felicità nella 
penisola. Che trema ad ogni abuso minacciato o 
tolto , che sembra si tenga solidario di tutti gli 
abusi, di tutti gl'inveterati disordini, di tutti i 
germi da' quali nascono e s' estendono i mali e le 
miserie d' Italia. 

Un'altra tremenda e dolorosa solidarietà sembra 
esistere tra questo partito e tutti i nemici nostri, 
la voce pubblica lo denunciale tiene la sua colpa 
indubitabile. 

Lo denuncia la guerra ora celata ora aperta 
ch'esso ha mossale che ostinatamente , e cieca- 
mente prosegue contro PIO IX: ed un partito cha 
muove guerra all' uomo di Dio , è oramai giu- 
dicalo. 

Sappiano giudicarlo anco i principi , sappian 
guardarsene e guardarne i loro popoli , sappia» 
superare quell'ostacolo, che solo si oppone alla 



46 

loro concordia, alP unione degli animi, de' cuori, 
delle forze de* sudditi loro, unione che è già for- 
mata e stretta in principio , e che potrà farsi 
reale, espressa , esser proclamata e riconosciuta da 
tutti con un atto solo della loro volontà, unione 
che li farà liberi, potenti, essi ed i loro popoli, 
che li farà onorati, e benedétti da tutti i cuori, 
da tutte le lingue, e renderà i loro nomi venerati 
e gloriosi ne' tempi avvenire. 

Io povero ed umile privato, senza forza, senza 
potenza , non ho altro che il cuore e la parola : 
vorrei che mi fosse dato da Dio di trovarne di 
più. efficaci , ma s\ io non seppi e non fui da tan- 
to, se le mie espressioni non hanno in loro virtù 
di raffigurare, e vestir degnamente quelP eterno 
vero che scorgo cogli occhi della mente tanto e- 
videnle, di persuadere quelle generose ed utili ri- 
soluzioni dalle quali pendono i destini della nostra 
patria primo ed ultimo de* miei pensieri, de' miei 
desidetii, d'ogni mio amore, possa Iddio sup- 
plire alla mia insufficienza, possa Egli padrone 
bielle menti e de' cuori volgerli e dominarli, 
possa Egli indurre ne' Principi nostri quel ì a per- 
suasione che non meritarono ottenere le mie po- 
vere parole. 

\ Prima di finire questo breve discorso, io desi- 
dero far noto a tutti, la nobile condotta del Po- 
polo di Roma in questa grave occasione. 

Sorse in alcuni il dubbio che potesse accadere 
qualche scandalo i che il Palazzo e la persona del- 
l' Ambasciatore Austriaco potesse essere 1' oggetto 
di qualche avversa dimostrazione. 

Si temeva ciò accadesse non tanto per opera del 
popolo romano, che troppo conosce la propria 
dignità, ed il rispetto che si deve per pubblico 
diritto ad ogni inviato; ma v' era il sospetto che 
uomini torbidi , prezzolati da quel partito che cer- 
ca occasioni al disordine, potessero destarlo, per 
Versarne poi la cólpa sui loro avversarli, 



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La guardia cittadina i popolani , gli agiati citta- 
dini s'adoperarono pure concordi, onde si reprimesse 
( e f u difficile sagrificio ) V ardente desiderio che 
provava ognuno d' esprimere al Pontefice ed al no- 
bile suo Ministro la gratitudine che provava il po- 
polo nel vedere con tanta fermezza difeso l 1 onore 
e l'indipendenza del principe , e la pubblica di- 
gnità* Si disse e si ottenne, che non un grido fosse 
proferito, non un canto s'alzasse, non un lume 
apparisse ad una finestra, e tutto rimanesse nel- 
l'ordine consueto, nella solita quiete. 

Si sapeva esser questo il piacere di PIO IX, ed 
il suo piacere è la prima, la più potente, la più 
religiosamente osservata di tutte le leggi per noi. 

Sua Eccellenza il Conte di Lutzow usci dal suo 
palazzo secondo il suo solito, la piazza di Vene- 
zia non risuonò d* un grido, non s' affollò d'una 
persona oltre il consueto. Il rappresentante del- 
l' Austria, tenuto da tutti in quel concetto che 
merita il suo degno ed onorato carattere, perso- 
nale è come tale osservato ed avuto generalmente 
in rispetto; ma quando anche al suo posto mede- 
simo si trovasse tale persona che non meritasse per 
se stessa questi rispetti , il popolo di E.oma è po- 
polo civiie e compreso dei doveri tenuti sacri da 
nazione a nazione, incapace di scendere a nessuna 
villa, e di macchiarsi con atti repugnanti egual- 
mente alla civiltà come alla religione, e sempre 
P Ambasciatore austriaco dovrebbe tenersi sicuro 
al pari d' ogni altro. 

Il popolo, 1' ha mostrato oramai ed in Róma 
ed in tutta Italia, non vuole offender persona, 
non vuole il disordine -, non vuole occupare i di- 
ritti altrui, vuol ordine, leggi , e giustizia, ed ove 
sono accaduti disordini, s- è pur veduto, egli n* è 
stato vittima, non promotore. Egli perciò s' affida 
in PIO IX lo venera 1' adora darebbe per Esso la 
vua ? e la darebbe piuttosto che cagionargli un di- 



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sgusto , perchè da PIO IX ha leggi e giustizia, e 
sopr appio, clemenza , perdono e beneficio inces- 
sante. 

Questo è il segreto della facilità con che guida 
PIO IX i suoi popoli; serva di lezione e precetto, 
a chi sta in trono, come a chi è nella vita pri- 
vata, ai suoi amici come ai suoi nemici, ed Egli 
goda non tanto della gloria che lo circonda , delia 
fama che proclama il suo nome, della potenza che 
gii è concessa, ma pia della maggiore di tutte le 
gioie che possa fruire un cuore qual' è il Suo : 
goda di sapersi V oggetto di quel culto interno, 
che non si ottiene colle lusinghe ne cogli spaven- 
ti, che la potenza non può comandare ma che 
ottengono la virili la giustizia e la bontà; per le 
quali è fatto segno dell' amore e delle benedizioni 
intime, segrete e spontanee di tutti i cuori. 



Roma 11 Agosto 1847. 



[assumo d 1 Azeglio.